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Sestri Ponente, la trattativa sui danni del cantiere Fincantieri si rompe: ora i residenti preparano le vie legali

Le associazioni che assistono gli abitanti contestano il passo indietro dell’Autorità di sistema portuale sui risarcimenti. Il primo luglio assemblea pubblica per spiegare mediazioni e possibile ricorso

La mediazione sui danni subiti dai residenti di Sestri Ponente per il cantiere del ribaltamento a mare di Fincantieri si è fermata nel punto più delicato. Dopo mesi di incontri, documenti condivisi e bozze di protocollo, le associazioni che rappresentano gli abitanti parlano di una brusca retromarcia dell’Autorità di sistema portuale e annunciano l’avvio delle procedure di mediazione, con la prospettiva di arrivare anche in tribunale.

La presa di posizione arriva da Assoutenti Liguria e Genova, Adoc Genova e Liguria e Federazione Ligure Confedilizia, che accusano l’ente guidato dal presidente Matteo Paroli di avere rimesso in discussione il percorso costruito al tavolo. Secondo le associazioni, l’Autorità di sistema portuale avrebbe cambiato linea dopo aver partecipato a un confronto lungo e articolato sui ristori destinati a chi, in questi mesi, ha convissuto con rumori, polveri, disagi e ricadute quotidiane legate al grande cantiere nel quartiere.

Al centro della rottura c’è il mancato accordo sui risarcimenti. Le associazioni sostengono che esistano verbali, atti e passaggi del tavolo di conciliazione capaci di ricostruire con chiarezza gli impegni discussi. Per questo contestano la lettera inviata dall’Autorità portuale, che a loro giudizio ribalterebbe la responsabilità dello strappo e attribuirebbe alle stesse associazioni un comportamento non coerente con il percorso avviato.

Il nodo non è soltanto procedurale. Le associazioni ricordano che l’appaltatore aveva messo a disposizione 300 mila euro per chiudere la vicenda. La scelta di abbandonare quella strada, sostengono, potrebbe produrre un effetto molto più pesante per le casse pubbliche, perché un eventuale contenzioso giudiziario rischierebbe di far lievitare la partita fino a cifre ben superiori. Nella loro stima, la vertenza potrebbe arrivare a superare i tre milioni di euro, trasformando un accordo mancato in un costo collettivo molto più alto.

Per i rappresentanti dei residenti, la questione riguarda prima di tutto il rapporto di fiducia con le istituzioni. Gli abitanti di Sestri Ponente coinvolti dai disagi del cantiere, spiegano le associazioni, hanno accettato di affrontare mesi difficili confidando in una soluzione riconosciuta, trasparente e rispettosa delle condizioni vissute nel quartiere. Il dietrofront denunciato viene quindi letto come uno schiaffo non solo economico, ma anche istituzionale.

Il presidente della Federazione Ligure Confedilizia Paolo Prato definisce la situazione «inaccettabile» e conferma che la partita non si chiude con la rottura del tavolo. Il prossimo passaggio è già fissato: il primo luglio si terrà un’assemblea pubblica per informare i residenti sui passi compiuti, sulle mediazioni che saranno avviate e sulle possibili azioni giudiziarie.

La vicenda dei ristori per il cantiere del ribaltamento a mare entra così in una fase più dura. Quello che doveva essere un percorso di composizione tra istituzioni, appaltatore e cittadini rischia ora di diventare una causa lunga e costosa, mentre a Sestri Ponente cresce la pressione di chi chiede che i disagi subiti non restino senza risposta.


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